Accostata, fermata e pagaiata indietro

Sistema di certificazione Nazionale Pagaia Azzurra (Federcanoa FICK – Euro Paddle Pass conforme – cfr. pagina “Didattica“) – Livello SK1 – CAPACITÀ INDIVIDUALI – Accostata, fermata e pagaiata indietro:

“Il candidato deve dimostrare di sapere accostare da entrambi i lati aiutandosi con l’inclinazione del kayak. Deve inoltre saper eseguire un’inversione di rotta di 180° in poche pagaiate e controllare la rotta indietro fino a un punto stabilito. La torsione del busto e lo sguardo devono garantire la spinta e la precisione della rotta.”

Di seguito considerazioni sulla traduzione pratica degli elementi chiave richiesti come Standard e della espressione “dare pancia”. Le abilità di cui al presente punto del Livello SK1 sono fortemente correlate alla sicurezza personale.


L’equilibrio del kayak

Quando lo scafo è soggetto ad un certo angolo di rollio, rispetto all’asse longitudinale dello scafo medesimo si ingenera una eccentricità della forza di Galleggiamento, applicata al centro di carena (centro di spinta del fluido spostato dallo scafo immerso) ed opposta alla forza peso dell’acqua spostata dall’opera viva del kayak, con il Peso complessivo del pagaiatore, del carico e dello scafo stesso. La forza Peso genera una coppia ribaltante che risulta contrastata da una coppia stabilizzatrice, generata dalla spinta di Galleggiamento, fino a quando il centro di carena non raggiunge la sua posizione estrema all’aumentare dell’angolo di rollio; ogni successivo aumento di rollio e/o della dislocazione del baricentro di carico (spostamento del corpo del pagaiatore o della zavorra nei gavoni stagni) produce uno sbilanciamento che, se non compensato con la reazione vincolare dell’acqua all’appoggio della pagaia, comporta necessariamente il ribaltamento del kayak.

In gergo: stabilire una posizione di equilibrio tra le due coppie di ribaltamento e stabilizzazione si dice “dare pancia” poiché la pancia dello scafo risulta visibile dal lato opposto a quello in cui si stabilisce l’equilibrio delle coppie citate (edging in Inglese cioè rimanere in equilibrio su una soglia) mentre realizzare un equilibrio statico o dinamico per contrastare il ribaltamento è indicato come “appoggio” rispettivamente ad un tempo o continuo (leaning in Inglese dalla configurazione lineare che assume il pagaiatore per indurre volontariamente lo sbilanciamento controllato dall’appoggio della pagaia).

Mentre gli appoggi saranno oggetto di appositi articoli, nel prosieguo si farà riferimento alla tecnica del “dare pancia” ovvero del edging per gestire una accostata (variazione di rotta).

Per imprimere volontariamente un angolo di rollio allo scafo, è sufficiente agire con una pressione verso l’alto del ginocchio del lato della pancia del kayak da portare fuori dall’acqua e con la chiusura dello stesso fianco, al fine di mantenere la proiezione verticale della testa sul pozzetto. Nel video di Gordon Brown risulta intuitivo quanto invece è decisamente macchinoso illustrare per iscritto.

Accostata

Per accostare (variare in movimento la rotta o la prua) è necessario pagaiare dal lato opposto a quello della accostata ma tale soluzione da sola è particolarmente inefficace in navigazione su un kayak da mare e, per scafi particolarmente chigliati e direzionali, potrebbe addirittura risultare insufficiente allo scopo.

Dare pancia in movimento determina infatti una asimmetria nelle forze resistenti generate dalla corrente relativa che, a sua volta, induce uno sbandamento nella rotta dello scafo anche conservando la simmetria della pagaiata; indurre continuativamente lo sbandamento realizza certamente una accostata direttamente proporzionale al grado di edging ed alla durata dello stesso. La asimmetria delle forze resistenti dipende dalla forma della sezione trasversale dello scafo e deve essere necessariamente indotta nelle accostate con i kayak marini per evitare che la lunghezza e soprattutto la chigliatura di questo tipo di canoa contrasti la asimmetria di spinta che deriva dal pagaiare solo da un lato fino al punto di compensarla completamente e rendere addirittura impossibile cambiare rotta con l’uso della sola pagaia.

Il concetto standard che il Candidato alla certificazione del sistema Pagaia Azzurra è chiamato a dimostrare di aver acquisito è che ogni variazione di prua sia in movimento sia, come si vedrà in un articolo dedicato, da fermi deve essere ottenuta non solo pagaiando dal lato opposto ma anche dando pancia allo scafo nella direzione interna all’accostata. Il successivo video di Mike Aronoff illustra con grande chiarezza la manovra da eseguire.

Un forte vento laterale, una corrente trasversale o la naturale tendenza di ogni kayak ad orzare con onda al giardinetto (weathercock in Inglese), allontanano il kayak dalla rotta desiderata con una azione continua. In questo caso pagaiare solo da un lato oltre ad essere inefficace risulta anche particolarmente inefficiente perché finirebbe per sovraccaricare di acido lattico il braccio e la spalla che dovrebbero opporsi da sole al moto del mare, portando rapidamente il pagaiatore in una condizione di estremo pericolo perché impossibilitato a gestire la rotta per sfinimento. Per conservare anziché variare la rotta, occorre quindi mantenere il più possibile la simmetria di pagaiata ed affidarsi allo sbandamento dello scafo che si ottiene dando pancia. La ripresa dalla poppa del video successivo rende bene l’idea dello scorrimento e della azione sincrona di pagaia ed edging. Naturalmente il colpo dal lato esterno alla accostata potrà essere più ampio e più vigoroso se necessario ma pagaiare da entrambe i lati permetterà di conservare la simmetria dello sforzo e la frequenza di pagaiata, requisiti entrambi necessari alla efficienza della fisiologia del pagaiatore in navigazione.

In kayak conformati per il surf o il rock gardening la sezione centrale dello scafo è generalmente piatta ed il rocker della chiglia tende a mantenere fuori dall’acqua prua e poppa per consentire grande manovrabilità cioè per non essere costretti a dare segnatamente pancia per cambi repentini di prua anche da fermi; tuttavia per contrastare la conseguente notevole tendenza di questi scafi ad orzare in navigazione gli stessi dipendono fortemente dalla efficienza di sistemi di aiuto alla direzionalità. Viceversa i kayak da crociera o da gara, oltre ad essere più lunghi, hanno forte chigliatura e rocker basso o nullo per ottenere il massimo effetto di resistenza alle spinte trasversali di vento e corrente e soprattutto alla tendenza ad orzare con onda al giardinetto ma, per contro, sono manovrabili solo con un efficace “movimento di pancia”. Per aiutare il pagaiatore a conservare la rotta senza disperdere energia per operare continuativamente edging, i kayak da mare possono essere dotati di timone direzionale o di skeg.

Il timone è una appendice incernierata alla poppa e comandata da una coppia di cime che raggiungono delle estremità mobili sulla parte superiore dei punta piedi. La spinta della punta dei piedi su una di tali estremità porta in trazione la relativa cima che, agendo su un sistema a bilanciere, porta a rotazione il timone dalla medesima parte della spinta, inducendo uno sbandamento della poppa ed una conseguente variazione di prua. Lo skeg invece è una deriva fissa di poppa che regola la resistenza della poppa a ruotare sotto la spinta di vento ed onde laterali o posteriori, aumentando la superficie trasversale dell’opera viva dello scafo.

timone direzionale e skeg [fonte: Paddling.com]
Entrambi i dispositivi possono essere disarmati per navigare in configurazione originale: i timoni possono essere fatti ruotare dalla trazione di una cima, comandata dal pozzetto ed arrestabile con uno strozza-scotta, che porta la pinna a ribaltarsi sul ponte posteriore mente lo skeg può essere retratto all’interno dello scafo dalla trazione di un cavo guida comandato dal pozzetto tramite uno slider. Poiché lo slider può essere comandato anche parzialmente, lo skeg può essere regolato in profondità (trim in Inglese) mentre un timone può solo essere armato oppure completamente retratto. Due esaustivi articoli su Paddling.com ed Ocean River esaminano in dettaglio pregi e difetti di timoni e skeg. Entrambi gli scritti insistono sulla necessità di non intendere i sistemi di aiuto alla gestione della rotta come sostituiti della abilità fondamentale di gestione della stessa tramite edging (*) ed eventuale asimmetria della pagaiata propulsiva non solo perché entrambi i sistemi introducono una certa resistenza al moto e quindi aumentano la già non indifferente fatica fisica di pagaiare in condizioni meteo avverse ma soprattutto perché ogni sistema meccanico può essere compromesso durante l’escursione o addirittura in navigazione, lasciando un pagaiatore non adeguatamente formato letteralmente in balia del mare!

(*) Nell’articolo edito da Paddling.com si cita il leaning verso la direzione di spinta del veto come manovra di contrasto ma è probabilmente un errore poiché certamente si sottrae superficie al vento di prua, stabilendo una migliore simmetria nella reazione dello scafo, ma non si potrebbe pagaiare per la necessità di compensare l’eccesso di rollio con un appoggio. Più realisticamente si tratta di una incorretta indicazione alla già proposta tecnica di pagaiare dando pancia (edging) al vento. Naturalmente nel chop del mare soggetto ad un vento rilevante un marcato angolo di rollio determinerebbe un rovesciamento quindi la pancia deve essere conservata con piccoli angoli e per il tempo necessario ad innescare la reazione del kayak che ha una propria caratteristica inerzia di moto.

Per tale motivo, ai Candidati alla certificazione del sistema di Pagaia Azzurra sarà sempre chiesto di disarmare il timone durante le prove di gestione della rotta (accostate, figure ad 8…).

Retropagaiata

Pagaiare all’indietro è una manovra standard del sistema di certificazione Pagaia Azzurra per la frequenza con cui sarà utilizzata nelle escursioni sia per entrare o uscire dagli anfratti più reconditi delle falesie che si visitano sia per raggiungere rapidamente compagni in difficoltà a pochi metri dalla poppa o per gestire efficientemente approdi ed eventuali sbarchi.

Per imprimere il moto è ovviamente necessario che la il colpo parta da dietro cioè tra il fianco e la poppa ma, contrariamente al colpo propulsivo in avanti, occorre prestare la massima attenzione a posizionare la pagaia di piatto sull’acqua (parte concava verso il basso per pagaie moderne) per sostituire la mancanza di aggancio con una reazione vincolare che stabilizzi lo scafo ed eviti il rovesciamento. Spostando leggermente il peso del corpo dal lato del colpo e ruotando contemporaneamente le spalle per mantenere il box quadrilatero braccia-pagaia-petto, il colpo prosegue spingendo la pagaia in avanti con la rotazione del busto verso la prua e la contemporanea spinta sul punta piedi del medesimo lato del colpo. Date accelerazione e velocità della retropagaiata è altrettanto necessario voltare completamente lo sguardo a poppa molto di frequente, se non ad ogni colpo, per verificare sia lo spazio di manovra sia la corretta direzione verso il punto scelto come obiettivo della rotta. La tendenza a sbandare sarà più accentuata di quella osservabile in una normale pagaiata in avanti per effetto della minore esperienza del gesto e della tendenza della poppa ad essere assai meno direzionale della prua. Per correggere una traiettoria in deriva sarà sufficiente prolungare ed allargare il colpo verso la prua da un lato rispetto all’altro. Occorre allenarsi a tale tecnica per memorizzare l’inerzia di moto del proprio scafo ed evitare di sovra-compensare uno sbandamento per dover poi gestire un ancora più ampio sbandamento proprio dal lato che si stava correggendo. Ancora una volta Mike Aronoff ci permette di visualizzare con semplicità la catena cinematica richiesta.

Fermata

La fermata, soprattutto in emergenza, è evidentemente una manovra standard di qualunque sistema di certificazione. Consiste semplicemente in una vigorosa alternanza di colpi di retropagaiata con importanti pressioni sui punta piedi per finalizzare la decelerazione impressa allo scafo all’arresto del medesimo nella corrente relativa in acqua. Un eccellente video del canale SeaKayakingTV permette di ripassare la tecnica della retropagaiata, con evidenza all’importanza di verificare sempre lo spazio di manovra posteriore, e di visualizzare la corretta esecuzione di una fermata di emergenza.

4 pensieri su “Accostata, fermata e pagaiata indietro

    1. Salve, in cantiere il seminario di Giorgio Perrotta sulle pagaie tradizionali e poi appoggi bassi e spostamenti laterali. Argomenti correlati e complessi da spiegare ma estremamente interessanti. A seguire, se il Direttivo è d’accordo, considerazioni sulle offerte nel Lazio di turismo/escursioni in canoa e magari sui surfski 🤙🏼 restate connessi.

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