Pagaiata in avanti

Sistema di certificazione Nazionale Pagaia Azzurra (Federcanoa FICK – Euro Paddle Pass conforme – cfr. pagina “Didattica“) – Livello SK1 – CAPACITÀ INDIVIDUALI – Pagaiata in avanti

“Il candidato deve dimostrare di sapere pagaiare con un ritmo regolare e in scioltezza per 0,1 NM, assumendo una posizione naturale e mettendo in evidenza la rotazione del busto. Deve anche essere consapevole dei vantaggi derivati dall’uso dei muscoli del busto piuttosto che quelli delle braccia. In navigazione sono richiesti un ragionevole controllo e precisione della rotta.”

All’atto della verifica formale delle CAPACITÀ INDIVIDUALI, la tecnica di pagaiata assume un ruolo cruciale non per un leziosismo stilistico ma in ragione del fatto che, durante una navigazione in mare formato e vento sostenuto, solo un gesto tecnico efficiente ed efficace permette rispettivamente di conservare preziosa energia e gestire in sicurezza la rotta necessaria.

Di seguito una puntuale disanima dei tipi di pagaie e del loro impiego diverso per ambito e gesto.


Posizione nel kayak da mare

La dettagliata descrizione del blog Inuit del Lario ci guida al giusto approccio alla tecnica di pagaiata ovvero la corretta postura che deve assumere il pagaiatore nel kayak.

posizione del pagaiatore [fonte: inuitdellario]

La postura è la corretta posizione del corpo in ogni fase del movimento. In kayak i piedi vanno tenuti divaricati, con i talloni in appoggio sul fondo dello scafo rivolti verso l’interno, e gli avampiedi, appoggiati sul puntapiedi, verso l’esterno. Le gambe sono leggermente flesse e le ginocchia divaricate, alloggiate, insieme alla parte bassa delle cosce, sotto il premicosce. Il bacino è in appoggio sul sedile in anteroversione: inarcando la schiena, la parte alta del bacino ruota in avanti, quella bassa indietro. Questa posizione è di fondamentale importanza per mantenere una corretta postura del tronco; può sembrare scomoda, ma è quella che più di ogni altra mantiene le curve fisiologiche della colonna vertebrale prevenendo sintomatologie dolorose. La schiena è dritta e inclinata leggermente in avanti, le spalle sono decontratte. L’errore più frequente dei principianti (ma non solo) è quello di sollevare le spalle incassando il collo: ciò comporta contratture della zona cervicale e delle spalle, creando dolori muscolari e limitando i movimenti del busto. La posizione della testa è rilassata: allungare il collo in modo innaturale contrae la zona cervicale, mentre tenere bassa la testa crea problemi di respirazione e di visibilità.

Qualche consiglio anche da Mike Aronoff, che incontreremo spesso nei prossimi articoli tecnici. L’importanza della postura e più in generale della posizione all’interno dello scafo risiede nella relazione tra la efficacia di tutte le manovre che si possono effettuare con un kayak da mare (o da fiume) e la aderenza di schiena, piedi, ginocchia, cosce, e fianchi con l’intradosso dello scafo.

Uno scafo troppo piccolo appare evidentemente inadeguato ad ogni pagaiatore ma lo standard a cui fa riferimento il sistema EPP è la conoscenza da parte del pagaiatore che sostiene una sessione di certificazione che anche uno scafo troppo grande è inadeguato perché non consente di gestire l’equilibrio dell’imbarcazione. Quando all’Allievo è richiesto di spiegare questo aspetto fondamentale, non dovrà pertanto limitare la risposta alla necessità di regolare il punta-piedi ma anche di: verificare che la distanza dello schienalino dal sedile non sia eccessiva (per non perdere il sostegno lombare durante la pagaiata) o troppo ravvicinato (per non perdere l’ergonomia della seduta); di verificare il contatto delle ginocchia e delle cosce e che non ci sia troppo spazio fra i propri fianchi e quello del pozzetto.

Faremo riferimento anche a molti video di Gordon Brown che in quello seguente rende evidenti i punti di contatto principali con delle marche rosse e verdi sul ponte del kayak.

Oltre alla posizione del corpo nello scafo, il secondo presupposto essenziale alla tecnica di pagaiata è il modo di impugnare la pagaia stessa. Mani non eccessivamente strette, polsi in asse con gli avambracci ed ortogonali al piano delle pale, con la concavità delle stesse rivolta verso l’osservatore ovvero il pagaiatore. La distanza delle mani è approssimativamente quella che si ottiene mettendo la pagaia sulla testa e cercando il parallelismo fra gli avambracci. La pagaia deve formare un box con il busto e le braccia e mantenere il quadrilatero durante l’esecuzione sia di pagaiate di propulsione sia, come si vedrà in un apposito articolo, di colpi circolari in avanti e dalla poppa. Ancora Mike Aronoff in un video di immediata utilità (per la sfasatura < feather  offset > delle pale si veda oltre).

Pagaia moderna

La tecnica di pagaiata con una pagaia moderna, detta anche Europea, è strettamente legata alla progettazione della pagaia stessa. La concavità della pala è destinata ad agganciare l’acqua più lontano possibile a prua, creando un appoggio sul quale la rotazione delle spalle, che ha permesso di immergere la pala verso prua, agisce da fulcro per l’avanzamento dello scafo tramite la trasmissione del moto che avviene con il contatto del pagaiatore sul punta-piedi. La tecnica è ben descritta nella animazione di Kayak Paddling ed illustrata dal vivo nel seguente video.

Il concetto standard richiesto ai Candidati alla certificazione Pagaia Azzurra è la rotazione del busto come preparazione al colpo e trasmissione della potenza iniziale della spazzata in acqua tramite addominali e pettorali e, solo durante la spazzata, anche tramite trazione della mano interna alla spazzata stessa e spinta di quella esterna opposta. La ragione di questo concetto è la necessità di proteggere gli avambracci e le spalle (deltoidi) dal rapido affaticamento che subirebbero nel caso in cui la mancanza di rotazione del busto scaricherebbe il 100% della potenza richiesta a muscoli di minore massa. Le spalle restano in ogni caso notevolmente sollecitate dalla pagaia moderna ma occorre sperimentare dal vivo come un gesto compiuto a busto bloccato e con la quasi sola trazione della mano della spazzata, oltre ad essere assai anti estetico, è scarsamente efficace in caso di mare formato o vento sfavorevole (poca potenza di trazione) ma soprattutto induce una sollecitazione ai tendini ed ai muscoli dell’avambraccio che possono portare a dolori ed infiammazioni così rapidamente che già nell’arco di una escursione di poco impegno un pagaiatore inesperto sarebbe costretto a chiedere di essere trainato per esaurimento delle forze.

Altri aspetti standard sono la velocità di ingresso in acqua della pala e la posizione di uscita della stessa (svincolo). Se da una parte infatti è essenziale che la velocità di immersione e conseguente trazione della pala non sia troppo distante dalla velocità relativa di avanzamento dello scafo, per evitare effetti frenanti o cavitazionali, è altrettanto importante non proseguire l’azione della pagaia verso poppa poiché lo sforzo che si può percepire non si trasforma in azione propulsiva ma costituisce solo una resistenza all’avanzamento. Lo svincolo deve essere completato quando la mano è all’altezza del fianco.

– Compensazione della pala

Le industrie dedicano molte risorse per aumentare l’efficienza della trazione attraverso la progettazione di forme che evitino il più possibile resistenze e turbolenze introno alla pala durante la spazzata in acqua (cd. “effetto di cavitazione”); la notevole differenza di prezzo tra i vari tipi di pagaie moderne, da 50 a più di 400 €, oltre che dai materiali (resine, fibre di vetro, fibre di carbonio) destinati ad abbassare il peso e la dispersione dell’energia per elasticità del materiale, dipende infatti anche dai notevoli costi della sottostante ricerca scientifica. L’accorgimento principale per evitare sbandamenti e cavitazioni durante la passata in acqua è la c.d. “compensazione” delle pale ovvero una asimmetria che permette di conservare il centro di pressione sull’asse della pagaia quando la stessa è immersa in acqua con un determinato angolo di inclinazione. Ottimo video esplicativo dal produttore Aquabound sulla offerta del mercato di pagaie ad angolo di attacco alto e basso.

Al diminuire dell’angolo di ingresso in acqua della pagaia, corrisponde un allungamento della pala ed un arrotondamento più dolce all’estremità della stessa. Ne risulta un gesto meno aggressivo e potente di quello realizzabile con una pagaia ad “angolo alto” con il vantaggio però di conservare l’efficienza offerta dalla progettazione della pala con un gesto che permette di abbassare le spalle e quindi consumare meno energia in fase di crociera. Per tale motivo, le case costruttrici consigliano pagaie ad “angolo basso” per escursioni ricreative e turismo a lungo raggio, preferendo pagaie ad “angolo alto” per azioni in cui è proprio la potenza ad essere l’obiettivo principale come le attività agonistiche o fluviali.

Al fine di sollecitare il meno possibile il polso nella azione meccanica della presa, alcune industrie propongono manici ergonomici che hanno anche il pregio di dare un preciso riferimento per conservare la corretta larghezza e simmetria della impugnatura.

manico ergonomico [Fonte: 5 staryakpak]
– Sfasatura delle pale

Oltre alla conformazione delle pale e del manico, le pagaie moderne sono vendute divisibili in 2 pezzi; non solo per il migliore trasporto ma anche per variare a piacimento la sfasatura delle pale. Le pagaie moderne infatti nascono da attività agonistiche per le quali la resistenza combinata dalla velocità di avanzamento della pala d’aria e del possibile vento di prua generano un effetto di freno aerodinamico al moto relativamente elevate rispetto alle frazioni di secondo con cui è possibile determinare l’esito di una competizione olimpica. La svasatura storica di 90°, che consente di rendere la pala d’aria trasparente al vento, è adatta solo ad atleti che apprendono la meccanica del colpo di pagaia dai primi anni di età mentre è davvero sconsigliabile per pagaiatori occasionali, a causa della notevole torsione del polso che risulta troppo difficili da gestire senza un sistematico allenamento, e totalmente inutile a chi pagaia per molte ore in acque libere, dove la direzione del vento non è determinabile a priori, come nelle attività agonistiche in acque protette in cui la gara si interrompe in caso di eccessivo vento laterale. Nella animazione di Kayak Paddling precedentemente riportata, si può osservare molto bene la pala d’aria che avanza di taglio rispetto alla direzione del moto.

La tendenza moderna è di limitare la sfasatura ad angoli tra i 30° ed i 60°, soprattutto per chi non si allena regolarmente o al contrario deve allenarsi di frequente su distanze che richiedono molte ore di pagaiata consecutiva. Rimane la possibilità naturalmente di mantenere il parallelismo tra le pale ovvero di non sfasarle affatto al fine di non dover alterare il riflesso necessario a gestire appoggi ed eskimo dal lato della pala sfasata, che per un pagaiatore da mare o fluviale rappresenta un vantaggio non trascurabile rispetto alla aleatorietà della direzione del vento che potrebbe vanificare o addirittura contrastare l’effetto positivo della sfasatura delle pale.

In ogni caso, l’uso della pagaia moderna obbliga ad utilizzare una c.d. “mano di comando” ovvero una mano che impugna il manico della pagaia senza rotazioni relative e permette di inserire la pala in acqua con il coretto angolo di progettazione, in opposizione all’altra mano che dovrà per forza di cose lasciare che la pagaia ruoti nel palmo, sotto l’azione appunto dalla mano di comando. Nell’eccellente video seguente, si illustra l’azione di un singola mano di comando per gestire la sfasatura delle pale e l’alternanza di entrambe le mani nel ruolo di comando per gestire una pagaia senza sfasatura.

Resta facilmente comprensibile come il parallelismo delle pale, oltre alla simmetria della cinematica di appoggi ed eskimo, rende simmetrico e più sano anche lo sforzo nella pagaiata propulsiva. Se a tale considerazione si aggiunge che la più bassa quota di azione di una pagaia ad angolo basso offre minore resistenza al vento quanto uno sfasamento di 30-45°, si è indotti a ritenere che la scelta della pagaia moderna più coerente con le prestazioni richieste dal turismo nautico sia una pagaia ad angolo basso, non sfasata, con manico ergonomico e, potendone sostenere il notevole costo, in fibra di carbonio. Una disanima puntuale e davvero interessante nell’articolo edito da SurfskiInfo.

– Pala wing

L’evoluzione della pagaia moderna è la c.d. pagaia “wing” che l’ha ormai completamente rimpiazzata sia nelle discipline olimpiche sia nelle attività agonistiche che si svolgono in acque libere. Oltre ad una notevole trasparenza al vento relativo, la peculiare geometria della pala, con una ampia concavità e con un bordo di uscita chiuso da un ricciolo, e la traiettoria della spazzata molto più esterna rispetto a quelle quasi rettilinea di una pagaia moderna, sommano all’azione di aggancio e trazione della pagaia moderna anche una componente di portanza e di spinta; con un conseguente aumento propulsivo a pari sforzo dell’ordine del 5%. Nel video seguente si può studiare il gesto tecnico pulitissimo ed estremamente elegante dei pagaiatori di élite.

Per approfondire le peculiarità e la diffusione delle pagaie wing si possono seguire l’ottima sintesi di cellierskruger.com e l’analisi critica sul forum SurfskiInfo. Importante notare che l’azione della pala inizia poco oltre la posizione del piede ed il più vinco all’asse dello scafo al fine di imprimere la maggiore forza di rotazione proveniente dal busto. Per consentire la più ampia ed agevole rotazione del busto è necessario ruotare il bacino, cosa possibile solo allentando la tensione della gamba del lato della spazzata attraverso l’aumento di quota del relativo ginocchio e la distensione della gamba opposta. Per tale motivo gli scafi da gara K1 o Surfski lasciano le gambe libere ed i punta-piedi sono uniti fra loro, al contrario dei kayak da mare i cui scafi sono costruiti proprio per tenere le gambe divaricate ed incastrare le ginocchia all’intradosso del pozzetto.

Pagaia Tradizionale

La pagaia tradizionale (cfr. “greenland paddle” oppure “Aleut paddle” sui motori di ricerca web) deriva dai modelli conservati nei musei delle popolazioni Inuit o Aleutine e si differenzia radicalmente da quella moderna per forma ed impiego. Le pale sono simmetriche, convesse, strette e lunghe fino ad arrivare alle mani del pagaiatore con un gradino più o meno accentuato e passando gradualmente da una sezione laminare ad una rotonda o ovale. Il comportamento in acqua di una pagaia groenlandese dipende non solo dalla superficie e forma delle pale ma anche dal valore assoluto e dal rateo con cui varia la sezione, inducendo variazioni di portanza e resistenza.

La pagaia tradizionale consente una velocità di crociera estremamente efficiente a patto però di utilizzarla correttamente. L’attacco in acqua infatti avviene in posizione piuttosto arretrata rispetto alla pagaia moderna, tra il piede ed il fianco e con la pala visibile dal pagaiatore in posizione negativa ovvero che entra di taglio in acqua, vedendo il cielo, cioè in modo opposto a quanto avviene con una pala moderna. I gomiti son bassi così come tutta la traiettoria del colpo.

Brian Schulz ci regala un sommario estremamente ricco e dettagliato dei concetti appena esposti nel filmato seguente. Al minuto 09:30 propone l’utilizzo della pagia tradizionale da tempesta (cfr. paragrafo successivo) come pagaia di rispetto per effettuare eskimo nel caso di perdita della pagaia principale.

La trazione della mano che impugna la pala della passata in acqua è blanda mentre la maggior parte dello sforzo è compiuto dalla pressione in avanti della mano opposta. La rotazione del busto (conservazione del box quadrilatero) e la posizione bassa delle spalle consento di utilizzare il peso del propio corpo per indurre un effetto di portanza alla pala in acqua che restituisce 2 componenti di moto: la prima di spinta in avanti e la seconda di spinta verso l’alto che conferisce ad ogni pagaiata anche un effetto di appoggio; tanto più evidente quanto più la passata è ampia e la pressione della mano opposta al lato della passata in acqua è superiore alla trazione dell’altra. L’uscita avviene molto arretrata rispetto al fianco proprio perché l’effetto di portanza si conserva per tutto il tempo che la pala resta in acqua e quindi conviene sfruttarla il più possibile. L’effetto di spinta che si ottiene è sorprendente soprattutto se messo in relazione al basso consumo energetico richiesto per effetto di spalle ed avambracci sempre rilassati. Alle tante pagaie in fibra di carbonio proposte da industrie specializzate si affiancano altrettante differenti fogge di pagaia tradizionale con una vasta iconografia sul web.

Varie fogge di pagaia tradizionale [Fonte: Gnarlydog News]

Sebbene quella descritta sia la pagaiata standard richiesta, esiste un vasto campo di ricerca personale nell’impiego della pagaia tradizionale sia perché la primigenia conoscenza è stata persa sia perché è oggettivamente uno strumento molto versatile. Oltre a variare l’ampiezza, la velocità e l’angolo di entrata ed uscita è possibile pagaiare sia con le spalle completamente bloccate e spingendo con gli avambracci come bielle su un albero motore (molto pratico in caso di vento teso di prua per la riduzione dell’effetto vela) sia andando a prendere l’acqua il più in avanti possibile, come con una pagaia moderna (per avere una maggiore spinta ma con l’accortezza di ruotare immediatamente la pala appena immersa ed orientarla per l’effetto portante). I più interessati a questo aspetto possono seguire le dissertazioni sulle varie tecniche partendo dal nome di Maligiaq Padilla come chiave di ricerca sui motori web.

– Pagaia tradizionale da tempesta

La pagaia tradizionale ha una lunghezza normalmente compresa tra i 220 ed i 240 cm ma ne esiste una versione c.d. “da tempesta” che con una drastica riduzione della lunghezza della impugnatura consente di scendere intorno ai 180 cm e trasportare la pagaia comodamente sotto gli elastici come equipaggiamento di rispetto e pronta in caso di perdita della pagaia principale (cfr. video precedente al minuto 09:30). La tecnica di utilizzo richiede addestramento all’uso alternato della c.d. “pala lunga” ovvero l’aumento del braccio di leva della pagaia per effetto dello scorrimento della stessa fra le mani del pagaiatore. Il video seguente propone con estrema chiarezza la tecnica esposta. La denominazione di questo tipo di pagaia dipende dall’uso storico che ne veniva fatto in caso di forte vento di prua quando cioè la riduzione al minimo della sezione frontale di resistenza al vento era un fattore vitale.

Si tenga conto, per intuire l’efficienza di tale strumento, che la resistenza al vento diviene in questo modo la metà della già bassa resistenza di una pagaia tradizionale che gode dell’effetto combinato di una posizione sempre bassa delle pale, che quindi catturano meno pressione, e della conformazione allungata delle stesse per la quale il centro di pressione ha un braccio di leva ridotto rispetto alla pala moderna.

– Pagaia artigianale

Mentre l’addestramento all’uso della pagaia moderna è strettamente rivolto alla standardizzazione del gesto ed al suo adattamento al criterio di progettazione della pagaia, l’addestramento all’uso della pagaia tradizionale è piuttosto rivolto a sviluppare la sensibilità soggettiva del pagaiatore, aprendo in questo senso la porta ad un mondo di varianti possibili che il mercato dell’artigianato tenta di stimolare con proposte di diverse essenze lignee e forme. Questo tipo di artigianato richiede non solo una discreta capacità tecnica nel trattamento dei materiali ma soprattutto una contemporanea e notevole esperienza diretta nell’uso dello strumento. Infatti son sufficienti piccole variazioni di superficie, forma e rateo di variazione delle stesse lungo l’asse longitudinale per modificare radicalmente il comportamento dalla pagaia in acqua. Di seguito una immagine tratta dal blog di una rinomata produzione artigianale Italiana portata avanti da Giorgio Perrotta.

costruzione di una pagaia tradizionale [Fonte: Giorgio Perrotta by PN Kayak]

Un altro vantaggio non trascurabile della produzione artigianale è la possibilità di adattare le dimensioni e la foggia della pagaia alle misure antropometriche del cliente ed alle sue preferenze in termini di potenza, flessibilità, sezione del manico (loom), sezione delle pale per andamento e tipo attraverso un confronto fra cliente ed artigiano poiché i desideri dell’uno devono tradursi in scelte progettuali dell’altro e viceversa l’esperienza dell’artigiano deve guidare i desiderata del cliente in confronto virtuoso.

Un intrigante articolo di Christopher Crowhurst (autore del sito Qajaq Rolls che sarà il punto di riferimento per ogni articolo su appoggi ed eskimo) permette di esaminare l’intimità che un pagaiatore esperto può raggiungere con una pagaia tradizionale come elemento della propria articolata interazione con il mare.

Differenze fra pagaia moderna e tradizionale

Da quanto precedentemente illustrato emergono evidenti gli estremi di una discussione infinita su quali siano le scelte migliori rispetto alle altrettanto infinite combinazioni di obiettivi e caratteristiche personali di abilità, forza, resistenza, esperienza e tempo disponibile per allenare e consolidare i gesti tecnici. Un video di Luciano Rovner su Yotube sintetizza i caposaldi delle differenze tra pagaia moderne e tradizionali. Il suo elegante sito Kayak Hipster contiene molti consigli e riflessioni di facile fruibilità ed illustrati con notevole immediatezza.

I concetti per i quali vale la pena cimentarsi con i vari tipi di pagaia sono:

  • Tradizionale
    • sforzo limitato dalla efficienza della azione di spinta;
    • non occorre vedere la posizione delle pale per assicurare la ortogonalità degli avambracci con il piano delle stesse perché il contatto con l’attacco del manico consente di ruotare la pagaia nel modo corretto;
    • intrinseca simmetria del gesto propulsivo e di appoggio ed eskimo;
    • estrema facilità di operare manovre a pala lunga;
    • appoggio in mare formato per effetto della componente verticale della spinta propusliva;
    • resistenza al vento bassa per minore turbolenza, dovuta alla bassa quota di azione della pagaia, e del minore braccio resistente per il centro di pressione arretrato delle pale oblunghe;
    • diverse tecniche per diversi gruppi muscolari;
    • possibilità di pronto impiego come pagaia di rispetto;
  • Moderna
    • praticamente scelta unica nel noleggio per la diffusione dovuta al costo competitivo rispetto alle pagaie tradizionali;
    • maggiore potenza nella propulsione e negli appoggi alti;
    • eskimo a pala corta più semplice (si approfondirà nell’articolo dedicato);
    • timonate più efficaci (si approfondirà nell’articolo dedicato);
  • Wing
    • maggiore efficienza per effetto della combinazione degli effetti di trazione e spinta;
    • grande disponibilità di potenza propulsiva per effetto del notevole aggancio in fase di presa;
    • scarsa resistenza al vento a prescindere dall’angolo di sfasatura;

Le considerazioni sulla scelta della pagaia nell’apposito articolo su paddling.com forniscono ulteriori spunti di riflessione.

4 pensieri su “Pagaiata in avanti

  1. Interessantissimo e molto ben fatto, finalmente si torna a citare le fonti e i riferimenti. Video di grande valore didattico. Congratulazioni e Grazie

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