Fila Longobarda

Apposto il tagliando della sosta tariffata sul cruscotto dell’automobile, la sorniona melanconia del Lago al mattino pervade chiunque. Non importa l’approccio mentale con cui si è usciti di casa: la luce, i suoni, i colori ed il ritmo delle persone proiettano inesorabilmente una dimensione di serena e compiaciuta apatia. Una magia del tutto diversa da quella immanente e possente del mare: anche quando il meteo volge al “brutto”, secondo i canoni di un normale turista, il lago resta rassicurante ed alla portata di tutti. Per questo la Compagnia ha scelto Trevignano come propria base; ogni uscita permette di allenare la tecnica: al mattino, senza che perturbazioni esterne alterino gli effetti dei colpi di pagaia o dell’assetto dello scafo, ed al pomeriggio, senza che onde frangenti o il vento eccessivo mettano a rischio gli Allievi.

Sotto la spinta emotiva e la conduzione tecnica di Pietro, nella prima parte della mattinata anche di Patrizia, i Soci Lorena e Carlo hanno trasformato una semplice uscita ricreativa in una sessione di allenamento delle tecniche di base di conduzione del kayak e di vari aspetti dei salvataggi.

Quando si pagaia in condizioni complesse (presenza di scogli o altre imbarcazioni, scarsa visibilità…) il responsabile del gruppo decide il percorso e gli altri lo seguono, distanziati di poco uno dall’altro; in modo tale che sia possibile intervenire al minimo problema e lasciare il gruppo compatto ed informato quindi al sicuro. Normalmente questo modo di procedere si chiamerebbe “Fila Indiana” ma, data l’evidente cacofonia in presenza di kayak da mare, la perentoria Direzione Artistica della Compagnia, nella persone del suo Presidente, ha imposto l’uso del grido:

Transitate lo cavalcone in “Fila Longobarda”!

(cit. Zenone – cfr. “L’Armata Brancaleone” 1966 – Monicelli))

Al fine di condizionare la percezione della fila, Pietro ha introdotto l’uso di una sagola, fissata con del velcro, per collegare labilmente il sistema poppa-prua di 2 kayak. Per evitare il distacco del velcro infatti, i pagaiatori sono costretti a “fare squadra” per mantenere costante la distanza: chi sta dietro segue quello che sta davanti, mentre chi sta davanti si deve adeguare alla velocità di chi lo segue e quindi deve voltarsi in continuazione in modo da percepire la presenza dell’altro kayak.

Anche in condizioni di assoluto comfort, l’abitudine alla “Fila Longobarda” o ad una sua più morbida interpretazione, resta comunque importante perché dal kayak la capacità di risolvere i particolari in superficie è molto più limitata di quanto ci si aspetta e perdere di vista i propri compagni è facilissimo.

Carlo e Lorena hanno sperimentato la sagola con velcro di Pietro anche per la conduzione dei kayak in “Linea di Fronte” (quì il lessico militare sembra accettabile) ovvero quando è consigliabile disporre i kayak paralleli fra loro e procedere su di una sola linea per essere più visibile ed occupare lo spazio di un singolo scafo; questo tipo di formazione è utile nell’attraversamento ortogonale delle bocche di porti o di rotte percorse da natanti a vela o motore che possono così scegliere se passare dietro al gruppo in navigazione o anticiparlo.

Un efficace ripasso della tecnica di timonata di poppa prima di chiudere con Carlo che, già avviato nell’eskimo, si cimenta in salvataggi assistiti tramite pagaia al traverso, mentre Lorena sperimenta con entusiasmo gli appoggi propedeutici per stimolare la mobilità del bacino necessaria agli appoggi alti ed all’eskimo.


2 pensieri su “Fila Longobarda

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