Senza gonnellino

Un manipolo di Soci della Compagnia, Milena, Maxett, Daniela, Pietro e Patrizia, raccoglie l’invito di Marco Menichetti a passare il 4 e 5 Agosto senza il consueto paraspruzzi o, come è più noto fra chi ci osserva da riva, senza il famigerato “gonnellino”!

Ospite del Circolo Vela Anzio Tirrena ad Anzio (RM), la Surfski Roma di Arne Mohn organizza un clinic per l’approccio al surfski, permettendo anche a chi non ha mai sperimentato questo tipo di scafi di provare più modelli della canadese Think Kayak e della italiana Allwave, che peraltro opera ad Aguillara Sabazia proprio nei pressi della sede della Compagnia.

Arne Mohn avvia il Clinic

Una breve introduzione di Arne sottolinea la costante di ogni attività in mare: proteggersi dalla disidratazione e dalla temperature dell’acqua, indossare sempre il salvagente, utilizzare un sistema di comunicazione (cellulare, VHF…) e di segnalazione, lasciare sempre un piano di navigazione a chi rimane a terra, possibilmente non uscire mai da soli ed adoperare sempre il leash alla gamba per rimanere vincolati alla barca nel caso di rovesciamento.

Salvagente indosso e via a provare per pochi metri la funambolica vertigine degli scafi per élite racer da appena 43 cm di larghezza (modello Uno della Think) ed il placido abbraccio degli scafi per neofiti da 53 cm (modello Nirvana della Allwave). Trovata la barca che ispira un sufficiente equilibrio, si passa ad imparare la tecnica di risalita dapprima in acqua basse quindi in acqua alta e solo dopo aver preso un minimo di fiducia si porta il naso a provare un po’ di onda di vento appena fuori dal porto di Anzio.

In soli 4-5 km di pagaiata la sensazione per chi proviene dal kayak da mare è praticamente un cortocircuito:

  1. Equilibrio – facile perderlo! Di certo per il tipo di scafo ma anche perché viziati dall’abitudine a cercare l’edging per gestire l’assetto e scoprire con un instante di ritardo che sopra le ginocchia non c’è l’intradosso del nostro kayak ma soltanto il cielo;
  2. Autosalvataggio – dopo aver speso una montagna di ore e di fatica per apprendere ed esercitare appoggi alti ed eskimo in varie condizioni meteo la risalita su un sit-on-top appare quasi una barbarie ma, dopo averla sperimentata molte volte per necessità nel c.d. chop che abbiamo assaggiato ad Anzio, il non essere costretti a ragionare a testa in giù dona una strana sensazione di tranquillità. Si tratta di una trappola perché il rischio di perdere la barca è altissimo (Arne insiste giustamente sulla necessità di indossare il leash sempre), si disperde molta energia rispetto ad un appoggio alto o ad un eskimo e se le condizioni sono davvero dure non è affatto scontato poter proseguire la navigazione ma… la sensazione di tranquillità è innegabile;
  3. Pagaiata – avere le ginocchia libere ed affiancate ed uno scafo rastremato in prua consente l’impiego corretto della pagaia moderna ed un gesto, seppure complesso e tutto da esercitare, molto atletico, elegante ed appagante! Solo una élite può mantenere le spalle così alte per una maratona ma noi altri possiamo comunque fare fitness e divertirci per un paio di ore al massimo ed essere felici comunque;
  4. Essenzialità – un surfski presuppone una uscita ricreativa ed un allenamento all’aria aperta piuttosto che una lunga escursione o addirittura una esplorazione con campeggio nautico. Niente tende, vestiti di ricambio, litri di acqua e kg di cambusa, pompe di sentina, spugne, paddle-float, bussole, binocolo, kit medico… solo una barca da 10-15 kg, una pagaia ed una sacca stagna per pochi oggetti.

Si tratta chiaramente di una disciplina complementare al kayak da mare: lì dove non ha senso avere 200 L di gavoni stagni perché abbiamo solo 1 ora di tempo da passare in acqua e conosciamo a memoria ogni cm di lago o tratto di mare dove abbiamo rimessata la nostra imbarcazione, il surfski permette di entrare in un micro cosmo di sensazioni bellissime perché la sua essenzialità obbliga a concentrarsi solo sul legame fra sé stessi ed il mare. Quello che abbiamo intorno non è più l’obiettivo della nostra escursione perché siamo concentrati sul gesto tecnico e la direzione delle onde a pochi metri da noi. La curva di apprendimento appare ripida perché fin da subito risulta evidente che questa disciplina richiede forse anche più dedizione e serenità di quanto non sia già necessario per il kayak da mare.

Il Circolo Vela Anzio Tirrena e la Surfski Roma ci hanno regalato un fine settimana importante, permettendo un primo approccio ad una disciplina non ancora molto diffusa in Italia, anche per i costi elevati di queste imbarcazioni, e la contemporanea scoperta che un nuovo intero Mondo è proprio dietro l’angolo! Torniamo felici alla familiare Compagnia ed ormai l’idea di ampliare le nostre vedute coordinandoci con Marco ed Arne è instillata!

Un plauso infine ad Elena per la crostata di ricotta, a Nanni per la graditissima pizza ed a tutti i partecipanti per l’allegria e la serenità con cui hanno vissuto l’evento.

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